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Piadina fatta in casa con olio: la variante leggera che conquista anche i bambini

Gianni Mantellinidi Gianni Mantellini· 23/08/2026 06:18
Piadina fatta in casa con olio: la variante leggera che conquista anche i bambini

La mattina in cui ho deciso di alleggerire la piadina me la ricordo bene: pioveva su Porta Palazzo, l’odore di verdure bagnate si mescolava a quello dei forni del quartiere e una madre, col cappotto ancora gocciolante, mi chiese qualcosa di caldo e semplice per i suoi due bambini, «ma senza strutto, per favore». In gastronomia ci siamo guardati, io e mia moglie, e ci siamo messi a impastare. Non volevo soltanto una piadina più leggera: cercavo quella morbidezza che i piccoli addentano senza storie e che i grandi, a tavola, riconoscono come un gesto di premura. Il risultato fu sorprendente, e da allora la piadina con olio è diventata una piccola consuetudine di famiglia, quella che preparo quando i nipotini arrivano tardi da scuola e ho bisogno di una soluzione veloce ma con un sapore onesto.

Perché scegliere l’olio al posto dello strutto

Lo strutto ha una sua nobiltà contadina, lo so bene, ma l’olio extravergine cambia il passo della piadina senza stravolgerla. La rende più leggera, nel profumo e al morso, tenace quanto basta per la cottura rapida, più gentile con lo stomaco dei bambini. È una scelta di gusto prima che di salute: l’olio buono porta con sé un’ombra verde, una nota fruttata che si sente appena e che sposa bene sia i salumi sia i ripieni freschi. Dentro una cornice più ampia, è anche la scelta coerente con la Dieta mediterranea, che per tradizione invita a preferire i grassi di origine vegetale e a bilanciare il piatto con verdure e latticini leggeri. Le linee guida nutrizionali europee, sostenute da istituzioni come EFSA, non impongono ricette ma raccomandano abitudini: qui siamo in quella zona in cui il buonsenso incontra il piacere.

Ingredienti e impasto: le proporzioni che funzionano

In gastronomia abbiamo limato le dosi più volte, finché l’impasto non ha smesso di chiedere aggiustamenti. Per una cena di famiglia uso 500 grammi di farina 0, 60 millilitri di olio extravergine d’oliva, tra 220 e 240 millilitri di acqua tiepida, 8 grammi di sale fine e mezzo cucchiaino di bicarbonato. Il bicarbonato è facoltativo ma utile: regala quella piccola spinta di morbidezza senza profumare troppo. A volte, per i bambini, sostituisco una quota di acqua con 30 millilitri di latte, appena tiepido: la piadina viene più soffice e resta docile per un paio d’ore.

Il procedimento è semplice, ma non frettoloso. In una ciotola mescolo la farina con il sale e il bicarbonato; a parte emulsiono l’olio con 200 millilitri d’acqua. Verso l’emulsione a filo, comincio a raccogliere la farina con una forchetta e aggiungo il resto dell’acqua poco per volta, fermandomi quando l’impasto diventa liscio ma non appiccicoso. Bastano tre o quattro minuti di lavoro sul piano, niente pigiature violente: cerco una massa elastica, che cede al dito e torna su con una certa prontezza. La copro con un canovaccio umido e la lascio riposare mezz’ora; non è una lievitazione, è solo il tempo perché la farina beva e il glutine si rilassi, così al mattarello non fa il broncio.

Con il riposo alle spalle, divido l’impasto in sei o otto pezzi gemelli, circa ottanta grammi l’uno. Formo delle palline accorte, senza strappi, e le stendo con il mattarello fino a due, massimo tre millimetri. La regola che seguo è questa: se intravedi la trama del piano, sei a posto; se vedi la tua malinconia riflessa, hai tirato troppo.

Tecnica di cottura: il calore giusto fa la differenza

La padella perfetta è di ghisa o antiaderente di buona qualità. La porto a temperatura vivace, intorno ai duecento gradi: in cucina, senza termometro, significa che una goccia d’acqua danza e svanisce in un soffio. Niente olio in padella: l’impasto ne ha già abbastanza. Appoggio il disco e aspetto che sulla superficie spuntino bolle leggere, come lucciole in anticipo. Dopo quaranta secondi giro, e qui la mano conta più del cronometro: cerco chiazze dorate, non bruciature. Un minuto per lato è il tempo medio, ma ogni impasto reclama la sua musica.

Per farla restare morbida, quando la tolgo dalla padella la metto a riposare su un piatto e la copro con un canovaccio pulito. Il vapore residuo la tiene soffice. Se proprio voglio una finitura lucida, la sfioro con un velo d’olio a pennello, ma di rado serve. Quando si raffredda troppo in fretta e diventa nervosa, significa che la padella non era abbastanza calda o che lo spessore è uscito timido: la prossima volta, un pelino di coraggio in più con il mattarello e il fuoco.

Farciture per bambini (e per noi)

La piadina con olio accoglie i ripieni senza trascinarli nell’unto. Ai bambini, specie dopo lo sport, preparo un ripieno rapido di crescenza e prosciutto cotto, con due foglie di insalata croccante per la forma e per il morso alternato. In giornate d’estate scelgo ricotta setacciata con un filo d’olio e pomodoro a fette sottili; quando fa freddo, vado di tacchino arrosto e zucchine saltate, giusto un cenno di pepe. Lo squacquerone è un classico, ma si accontenta anche della cugina più discreta, la robiola, se in casa manca il formaggio romagnolo.

Per variare, sostituisco il venti-quaranta per cento della farina 0 con una buona farina integrale. L’impasto beve un po’ di più: un sorso d’acqua in aggiunta e si torna in equilibrio. Con la tipo 1 si ottiene un profumo di pane antico che in famiglia piace moltissimo; con la farina di farro la stesura richiede delicatezza, ma la ricompensa è un sapore di nocciola che profuma la cucina.

Conservazione, anticipo e freezer

Se in casa girano bambini affamati, farne in più è una forma di previdenza civile. L’impasto, ben coperto, riposa in frigorifero fino a ventiquattro ore; il giorno dopo è ancora più docile e la stesura scivola via. Le piadine cotte, una volta fredde, stanno bene in frigo per due o tre giorni, impilate e protette da pellicola o in una scatola ermetica. Per scaldarle, padella calda e mezzo minuto per lato, con il solito canovaccio pronto ad accoglierle. Se la settimana si annuncia complicata, le congelo: separate da fogli di carta da forno e chiuse in un sacchetto, resistono due mesi. Si scongelano in pochi minuti direttamente in padella, senza perdite di dignità.

Errori comuni e come evitarli

Il primo inciampo, di solito, è nella mano pesante con l’olio. Sessanta millilitri per mezzo chilo di farina bastano e avanzano: esagerare porta a una piadina compatta, quasi biscottosa. L’altra trappola è l’acqua girata tutta insieme, che chiede poi farina in soccorso e sballa l’equilibrio. Aggiungerla a piccoli sorsi è un gesto di prudenza che paga sempre. Quanto allo spessore, la timidezza punisce: troppo sottile, la piadina si indurisce al primo colpo di calore; troppo spessa, diventa panosa e cuoce male al centro. La linea di mezzo è quella che ti permette di piegarla senza crepe, con il calore che la attraversa senza fermarsi.

C’è poi il tema del sale. Otto grammi su mezzo chilo sono la mia misura di casa. Se il ripieno è saporito, come nel caso dei salumi stagionati, scendo a sei. Il sale non è solo gusto: governa l’umidità e tiene a bada il glutine. Toglierlo quasi del tutto per i bambini non è necessario; basta moderarlo e affidare l’equilibrio alla farcitura.

Ultima nota sulla farina. La 0 è versatile e perdona. La 00 offre una stesura più fine ma chiede mano gentile, mentre la tipo 1 conserva un sapore più vivo e assorbe acqua con un passo diverso. Cambiare farina non è tradimento: è conversare con l’impasto finché, tra voi due, trovate un’intesa. In gastronomia l’ho imparato impastando all’alba, quando il mercato ancora dorme e il primo caffè fa tremare il bancone.

Una tavola semplice che mette tutti d’accordo

Quando arrivano gli amici dei nipoti, li lascio scegliere la farcitura come se entrassero in un banco affettati in miniatura. Ci mettono un attimo a capire che non ci sono regole ferree, solo preferenze da rispettare. È un piccolo rito domestico che avvicina alla cucina anche i più diffidenti: impastare con le mani, assistere alla nascita delle prime bolle in padella, sentire il profumo dell’olio che si fa discreto e accompagna senza invadere. La piadina con olio ha questo talento: si adatta, non pretende, resta umile pur facendo bella figura.

Ripenso a quella mattina di pioggia ogni volta che la servo in tavola. Il rumore del mercato, il vociare, le cassette di verdura impilate come piccoli castelli e il desiderio, che avevano quei bambini, di qualcosa di buono e semplice. Oggi come allora, l’olio fa la differenza: rende la piadina più leggera, più gentile, più nostra. E quando la piego in due, ancora calda, con quel filo di vapore che scappa via, mi sembra di richiudere dentro non solo il ripieno, ma un pezzo di cucina di casa, di quelle che non hanno bisogno di annunciarsi: arrivano, e conquistano tutti, per primi i più piccoli.

Gianni Mantellini
Gianni Mantellini

Gianni ha trascorso la vita tra i mercati alimentari di Torino, dove ha gestito una piccola gastronomia con la moglie. È appassionato di piatti tradizionali piemontesi e adora condividere i trucchi per fare agnolotti perfetti e bolliti misti dal sapore autentico.